Il faut cultiver notre jardin: Candide et Cacambo dans le pays des Heterodoxes (1/1)


 
 
Questo è il resoconto di come il fotografo Candide e lo scrittore Cacambo furono inviati dal Marchese Pangloss nella Terra degli Eterodossi, vissero innumerevoli peripezie e sempre ne uscirono rafforzati, rinnegarono infine l’ortodossia e divennero eterodossi a loro volta.
 
 
Frittole, anno 1400 quasi 1500: il Marchese Pangloss ebbe improvvisamente sete.
Stanco di vini gemelli e industriali convocò con urgenza il fotografo Candide e il bardo Cacambo (la o è accentata), strambi viaggiatori e bevitori di saldi principi, perché carpissero i segreti della Terra degli Eterodossi, il cui vino era prodotto (il Marchese non se ne capacitava) seguendo ancora astruse leggi naturali e, addirittura, utilizzando le mani e mettendoci la faccia.
 
 
Era questa una contrada misconosciuta e zeppa di tentazioni: l’accelerazione tecnologica era guardata con sospetto, la capacità critica addirittura incoraggiata; si applicavano norme rigide eppure rispettate; correva voce di vite come radici, lente e profonde, vissute in nome di cose che il Marchese considerava preistoria, niente più che favole da raccontare ai bambini per farli addormentare. Tutta roba, insomma, che un onesto e ortodosso consumatore, rispettoso dell’Unica Legge del Mercato (Consuma!), avrebbe senz’altro dovuto evitare.
 
 
Però – in ogni storia che si rispetti ce n’è uno – si sussurrava che la qualità del vino e della compagnia fosse sorprendentemente buona e quelli che vi si recavano, tornavano immancabilmente (e inspiegabilmente, nell’opinione del Marchese) rilassati e giulivi; fra questi – neanche a dirlo – i nostri Candide e Cacambo.
C&C! – disse, o meglio, urlò loro il Marchese che andava sempre di fretta – vi mando in missione nella TdE: scoprite i loro segreti, riportate abbondanti libagioni e fotografate le bottiglie!
Presto congedati, i nostri si diedero ai preparativi non senza qualche discussione (guida tu, no tocca a te, facciamo del socialismo reale e guidiamo a turno), ma infine furono pronti: liberté, égalité, Beaujolais! – gridarono in coro – e il loro viaggio cominciò.
 
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(VINNATUR)
Passato che fu l’equinozio di primavera, giunsero infine al villaggio chiamato Vinnatur nel quale molti sapienti mastri vignaioli erano soliti radunarsi per scambiare storie ed esperienze.
 
 
Senza bollicine non si va da nessuna parte! – decretò Candide al loro arrivo e Cacambo, felice di poterla iniziare ai misteri di Bacco, la portò a conoscere i Saggi e i loro vini. I due furono presto conquistati da tanta sapienza e mentre Cacambo annotava febbrilmente ogni loro parola, Candide non cessava di stupirsi di quel bizzarro luogo in cui c’era coda davanti al bagno degli uomini e non a quello delle donne.  
Il tramonto del primo giorno della loro missione li trovò abbandonati sui gradini di una scala, intenti a conversare e dividere una bottiglia di Vin Doux Naturel, vendemmia tardiva di Grenache del Domaine du Trapadis: una degna e soave conclusione, come ebbe a dire Cacambo in seguito.
 
Riportiamo qui per completezza di cronaca alcuni passaggi del loro diario, che immaginiamo stilati in un fitto scambio di “cos’è, perché, sarebbe a dire?” e “te lo spiego dopo, torna a giocare da brava” fra i due.
 
Tarlant. Una sicurezza con i suoi ricchi Champagnes, lo Zéro brut nature e il Cuvée Louis pas dosé.
Casa Caterina. Il frontman del Bono suona una musica diversa da tutta la Franciacorta. Tutti i suoi vini sono spiazzanti e mai banali; ci ha colpito il suo Brut sec demi 2001.
Costadilà. Sempre originali i prosecchi rifermentati in bottiglia. Particolare attenzione va data al progetto Sansego (Susak), un’isola della Croazia un tempo proprietà della Serenissima, i cui vigneti l’azienda intende recuperare e valorizzare.
 
 
L’Ange Vin. Il maestro jedi Robinot è tornato in splendida forma, con vini sempre più personali ed emozionanti che rispecchiano l’eclettismo dell’uomo che li produce.
 
 
Tra i suoi bianchi a base Chenin e i rossi a base Pineau d’Aunis scegliamo il Cuvée Camille 2009, di gran lunga il miglior rosso bevuto nel corso di questa missione. Robinot è, inoltre, uno dei promotori dell’associazione dei Vins S.A.I.N.S. (“Sans Aucun Intrant Ni Sulfite”), nata nel 2012 e i cui produttori vinificano senza alcun additivo né solfiti in tutto il ciclo produttivo.
 
 
Incuriositi da questa realtà, siamo andati in cerca di altri produttori aderenti e la nostra curiosità è stata premiata dall’incontro successivo con..
La Grapperie. Guettier, giovane e tenace vignaiolo della Loira - S.A.I.N.S  fino al midollo - ci spiazza con L’Enchanteresse, un vino speziato di ottima acidità, da una parcella di Pineau d’Aunis di 110 anni.
In un unico banco d’assaggio ci imbattiamo in due produttori dalla forte personalità:
 
 
Legnani con il suo Ponte di Toi da uve Vermentino che sempre più ci fa pensare a quale potenziale risieda nella riviera del Levante ligure e l’altro il temuto Miscia di Tenuta Montiani, con il suo IGT Rosso Toscano Felix 2010, un vero Chianti sanguigno talmente territoriale da non essere una DOC.
 
 
Ramon Saavedra. L’andaluso di Granada, grande produttore di rossi a base Tempranillo, questa volta ci colpisce per un bianco dal carattere semplice e bevibile, che farà sognare le spiagge iberiche.
Dal sud della Stiria, la signora Maria (Azienda Muster) ci accoglie facendoci degustare vini a base Sauvignon dal carattere territoriale
 
 
 ma poi da sotto il banco fa uscire lei, Erde, bottiglia in terracotta, vendemmia 2011, Sauvignon all’80% e Chardonnay al 20%, un vino macerato dal meraviglioso carattere.
 
 
Terminiamo la giornata con un convincente passaggio sulle isole: in Sicilia da Etnella, con il suo Notti Stellate Etna Rosso
 
 
 
e poi una virata verso Pantelleria per un sorso del celebre Bukkuram di Marco de Bartoli.
Sorpresa della giornata il Beaujolais di Debize, giovane e promettente produttore che terremo d’occhio.  
 
...continua per qualche altra puntata.
Gli sguardi che vi accompagnano sono di Guendalina Mantovani. Ne trovate altri nella Gallery.

 


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