Brunello di Montalcino: test su strada dell'annata 2009


A un paio di mesi da “Benvenuto Brunello”, andiamo a visitare cantine significative – in alcun casi storiche – di Montalcino per capirci qualcosa in più dell’annata 2009 appena messa in commercio. L’impressione, anticipata dalle note di molti colleghi e riconfermata dagli assaggi, è che siamo di fronte a bottiglie più concessive e cordiali rispetto al passato, quando il Brunello reclamava le sue doti strutturali comportandosi scorbuticamente dopo pochi mesi di vetro. Solo il tempo, l’evoluzione dei vini e l’esperienza ci diranno se si tratta di una svolta stilistica consapevole o se molto deriva dai capricci di un’annata calda e fuori schema. Di certo, la vendemmia 2009 (come in parte la 2008, che però al confronto vanta molti vini più classici e strutturati) propone un modello di Brunello diverso rispetto al passato sia in termini di minore ruvidezza che di naturalezza espressiva più immediata: sono sempre meno i campioni un po’ crudi e scontrosi, che vivono una fase di transizione tra “atto a divenire” e Brunello tout court.


Un primo riscontro arriva da una delle cantine ormai considerate storiche del territorio, quella degli Eredi Fuligni. Ad accoglierci c’è il professor Roberto Guerini, che con modestia sminuisce il suo ruolo all’interno dell’azienda ma che ha invece competenza da vendere. Le vigne sono situate appena fuori il paese, in direzione nord-nordest, in località Cottimelli. Lo splendido vigneto Ginestreto dà l’omonimo Rosso di Montalcino 2012, un vino sottile sulle prime ma poi di bella comunicativa, ampio e strutturato, gastronomico (fa proprio pensare alla cucina casalinga della zona, un piatto di pici, una ricca zuppa di fagioli e maiale). 85. Il Brunello 2009 “annata” ci proietta ai vertici della denominazione,  classicissimo, etereo, misurato nel corpo, molto elegante, dalla beva compulsiva, dominato al naso da note balsamiche, di spezie, alloro e viola, di bell’equilibrio in bocca, con tannino molto fine, proporzionato, slanciato, dal finale minerale e fruttato (arancia e frutti rossi) che fa salivare e reclamare cibo. 88. Ma il vero salto di qualità arriva con la Riserva 2007, che conserva tutte le doti costitutive del Brunello annata con un quid in più di complessità, struttura e dinamismo nel sorso; al naso prevalgono note terrose e di sottobosco, in bocca il tannino è ancora aggressivo e lascia prefigurare una buona predisposizione all’invecchiamento, nel finale la freschezza mantiene equilibrio nonostante la materia imponente. 90.

La tappa successiva ci porta a calpestare il suolo della collina di Montosoli, considerata un vero cru della denominazione. Siamo da Baricci: il patriarca Nello, 93 anni, uno dei fondatori e soci storici del consorzio, oggi si gode il meritato riposo al centro di Montalcino ma ogni tanto passa ancora in vigna e in cantina a vedere come se la cavano senza di lui. Ce lo raccontano il genero Pietro Buffi e suo figlio Francesco, che gestisce oggi la produzione assieme al fratello Federico. Il Rosso di Montalcino 2012 è un sangiovese di razza, figlio di una bell’annata, dai profumi di viola, spezie e frutto rosso, il sorso è succoso ed elegante, il tannino è scalpitante ma perfettamente fuso, la chiusura è precisa e golosa, con note di terra bagnata e sottobosco. 86. Il Brunello 2009 è classicissimo e balsamico all’olfatto, liquirizia, tabacco, corteccia; al palato è avvolgente, giustamente acido e salato, molto equilibrato nello sviluppo, fresco e fruttato, potente, con finale terroso. 88.

Dopo due aziende storiche, torniamo volentieri al Passo del Lume Spento (zona sud-sudovest) a testare i progressi di una realtà molto più giovane, Le Ragnaie. Fa il punto con noi il factotum della cantina di Riccardo Campinoti, l’argentino Agustin Sabatè. Si parte con il Chianti Colli Senesi 2012, una vera chicca che sarebbe da custodire gelosamente per mantenerne il “segreto” (a quel prezzo, viene voglia di portarsi a casa l’intera produzione!). È una denominazione poco utilizzata nel comprensorio, giustificata dal fatto che il vigneto da cui nasce il vino è collocato sopra i 600 metri s.l.m., più di quanto consente il disciplinare ilcinese. Si tratta di un sangiovese coi fiocchi anche se molto giovane, caratterizzato da note balsamiche, di frutta rossa, terra e sottobosco, dal sorso beverino e quasi piccante, di complessità crescente in chiusura. 85. Il Rosso di Montalcino 2011 è un altro caso atipico: affronta ben 18 mesi di legno (che diventeranno 24), un unicum visto che la permanenza media in botte della tipologia è la metà. Al naso è avvertibile la nota del legno, di torrefazione, con sbuffi balsamici e speziati; in bocca ha un bel contrasto acido-sapido, anche se il calore dell’annata si fa sentire; la persistenza è ancora caratterizzata dall’alcol e da una scia agrumata. 83. Il Brunello 2009 si presenta subito con un colore abbastanza insolito ed evoluto, con toni quasi aranciati; è molto espressivo all’olfatto con frutta matura, cuoio, spezie, terra e tabacco; al palato è pulito e sapido, dai tannini morbidi, piacevolissimo, con finale fresco, succoso e leggermente amaricante. Un’interpretazione originale dell’annata, giocata sull’evoluzione, già pronto da bere ora. 86. Il Brunello 2009 V.V. (ottenuto dalle vecchie vigne situate accanto alla cantina) se possibile è ancora più scarico al colore. Molto riservato nei profumi floreali, di ciliegia e di liquirizia, ha più struttura in bocca rispetto alla versione annata, un tannino ricco ed elegante, ben bilanciato dall’acidità. Lunga chiusura su note di bergamotto, con un filo di alcol. Anche qui siamo di fronte a un vino che presenta affascinanti note evolutive, ma più austero. 87.

Chiudiamo la panoramica su Montalcino con un’altra azienda che negli ultimi anni ha raccolto consensi quasi unanimi: Le Potazzine di Giuseppe Gorelli. Siamo in località Le Prata, vicino alle Ragnaie ma un centinaio di metri più in basso, e dalle ampie vetrate della cantina recentemente ampliata si possono ammirare i vigneti anche in un giorno di pioggia. Assaggiamo il Rosso di Montalcino 2012, dal naso balsamico, di erbe aromatiche e di tabacco, fruttato al palato, molto equilibrato, con tannino setoso ma struttura importante; in persistenza domina il sapore dei frutti di bosco (mirtillo). 86. Il Brunello 2009 ha un olfatto ricco, con rimandi alle spezie (pepe), alla carne cruda, al cuoio, e un lato fresco e floreale (lavanda); il tannino è estratto con garbo e misura, l’acidità dona ritmo e tensione al sorso, la chiusura è lunga e appagante, tra rimandi di caffè e agrumi. Un altro esemplare già in beva. 88. Infine, cogliamo l’occasione per riassaggiare il magnifico Brunello 2008, che già ci aveva favorevolmente impressionato un anno fa ma che oggi è davvero in stato di grazia: profilo balsamico, note di corteccia, cuoio e frutta secca, tannino di razza, potente ed elegante, ben contrastato dalla freschezza del frutto, si distende con naturalezza nel cavo orale, il finale è ragguardevole con toni minerali (cenere) e di arancia rossa. 91.

La Toscana, per un appassionato di vini, è davvero la terra dei balocchi: ogni angolo può riservare nuovi spunti e sorprese. Così non indugiamo a scendere di 30 km a sud, verso il monte Amiata, per una visita al Castello di Potentino. Da tempo avevamo segnato un circoletto rosso sulla cantina di Seggiano, grazie al sangiovese Sacromonte, ma dopo la scoperta del pinot nero Piròpo è diventata una tappa obbligata. Charlotte Horton, ex giornalista londinese di moda innamorata dell’Italia e per questo riconvertita a winemaker, ci accoglie in quest’angolo incantato, una reggia medievale perfettamente conservata che domina colline boscose, facendoci assaggiare tutta la produzione. Il Rosato 2012, frutto di un salasso di sangiovese, è caratterizzato da note minerali e di frutta bianca, con un bell’allungo sapido da centro bocca in poi. 83. Il Lyncurio 2013 è un pinot nero vinificato in bianco, dal bel colore ramato, con profumi di uva spina e toni fumé; l’ingresso è molto fresco e fruttato, la spinta del vitigno si fa sentire in persistenza anche se è un esemplare ancora da affinare nel vetro. 82. Il Piròpo 2010 è un pinot nero di gran classe, dal naso tipico e terroso; al palato è un’esplosione di frutti scuri, il tannino è calibrato, finissimo, il finale è fresco e succoso, con una punta di amaro che regala dinamica al sorso. Coup de coeur. 90. Il Balaxus 2008 è un alicante (grenache), vitigno che dimora da secoli nella vicina Maremma. Molto speziato, con toni di macchia, arancia amara, liquirizia, di struttura elegante e succosa anche se si contrae un po’ in chiusura. 82. Il Sacromonte 2009 è il primo sangiovese del lotto, differente da quello ilcinese anche se siamo a pochi km di distanza; all’olfatto regala note affumicate e vegetali, poi si espande su caramello, radici e sottobosco; importante la struttura tannica, buona la scorta di acidità che impreziosisce una trama raffinata; chiude sapido e fruttato. 86. Il Sacromonte 2006 ha una profondità olfattiva notevole, cuoio, sangue, spezie; bella grinta in bocca, sapido e piccante, rimandi di arancia sanguinella in persistenza. 89. Il Sacromonte 2001 (prodotto dalle vecchie vigne poi espiantate) è caratterizzato da un naso balsamico e terroso e ha un assetto diverso dai fratelli minori, fa venire in mente giusto un Brunello o un potente sangiovese chiantigiano (stile Castelnuovo Berardenga); affinato in botti di rovere nuovo all’epoca, il legno si fa ancora sentire ma senza prevalere su una materia molto ricca. Sorprendente e atipico rispetto alla produzione più recente appena assaggiata. 85

 

Testo a cura di: Gianmarco Nulli Gennari

 


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